Tablet e smartphone in azienda, ma la sicurezza dati è inesistente

Apple iPhone 3GS, Motorola Milestone and LG GW60

Image via Wikipedia

Da una ricerca Trend Micro il 59% delle aziende italiane consente l’utilizzo di device personali per lavorare. Smartphone e tablet i più adatti, ma la protezione dei dati non è ancora all’altezzaSmartphone  e tablet sono ottimi strumenti per lavorare per la propria azienda, ma la volontà dei dipendenti o dei manager di implementare soluzioni per la sicurezza dati è ancora lontana. E’ quanto afferma lennesima ricerca realizzata da Trend Micro proprio sul binomio device-sicurezza. Dopo quella effettuata a fine 2011 sugli attacchi sofisticati nellèra del “Bring your own device”, ecco che ad oggi si conferma che il 59% delle imprese italiane va bene che i propri dipendenti sfruttino le potenzialità dei device personali anche per le attività lavorative, ma un terzo di essi non implementa un sufficiente livello di protezione, causando non pochi rischi a tutto il sistema di database dell’azienda stessa.attacchi sofisticati nelléra del “Bring your own device” Eppure il crescente uso di smartphone e tablet sul proprio posto di lavoro, come confermato non solo nel Belpaese ma anche nel resto d’Europa, dovrebbe congiuntamente fornire informazioni e soluzioni per non perdere i dati sensibili. L’Italia, superata solo dalle imprese olandesi con 67%, mentre dietro ci sono quelle francesi col 52%, ha il grosso problema di non riuscire a definire una procedura sufficiente per proteggere i dati. Se da una parte una maggiore produttività, la comodità nell’uso di device e una riduzione delle spese sono punti positivi, dall’altra, invece, esiste una debolezza strutturale nella sicurezza dei dati sensibili. Accedere ai dispositivi mobili non è difficile e quindi riuscire a sottrarre o danneggiare le informazioni contenute nei database è alla mercé di tutti. Il 70% delle imprese italiane non fornisce ai propri dipendenti un supporto adeguato è colpa un po’ di tutti. Soltanto il 49% prevede una politica del genere per gli smartphone e solo il 40% per i tablet. Ma è ancora troppo poco. E se ci aggiungiamo che il rapporto sulla conoscenza delle applicazioni e strumenti di base per avere una sufficiente protezione dati è di un impiegato su quattro, allora le imprese italiane è bene che si mettano in linea, con corsi di formazione e informazioni utili su quanto stanno rischiando.

viaTablet e smartphone in azienda, ma la sicurezza dati è inesistente – News – BitMAT – MAT Edizioni.

Enhanced by Zemanta

Software pirata in aziende Forli’, sanzioni per 90.000 euro – Emilia Romagna

(ANSA) – FORLI’, 21 DIC – Sanzioni amministrative per circa 90.000 euro: e’ il risultato di un’operazione della Guardia di Finanza di Forli’ per il contrasto della pirateria informatica.

Le Fiamme gialle hanno controllato le postazioni hardware di diverse aziende che utilizzano specifici software: sequestrati 19 personal computer e 33 programmi, prodotti da note ‘software house’, come Office professional, Acrobat, Photoshop, Autocad, Inventor, Adobe illustrator, per un valore commerciale di circa 45.000 euro. I responsabili delle aziende sono stati denunciati per utilizzo di programmi senza la necessaria licenza. (ANSA).

viaSoftware pirata in aziende Forli’, sanzioni per 90.000 euro – Emilia Romagna – ANSA.it.

Enhanced by Zemanta

PI: Italiani, navigatori senza rete

A internet preferiscono ancora il telecomando e il telefonino. E nonostante la crescita della diffusione di PC, per la banda larga sono ancora il fanalino di coda d’Europa

Internet Caffe Internet cafe , Republica Domin...

Image by Remolacha.net pics via Flickr

Roma – L’ultimo rapporto ISTAT “Cittadini e Nuove tecnologie” evidenzia qualche passo avanti dellItalia per quanto riguarda la diffusione di PC, Internet e Banda Larga. Ma, nonostante questo, si tratta di un Paese che resta ancora indietro rispetto alla media europea. Rispetto al 2010 cresce lievemente la quota delle famiglie in possesso di un PC dal 57,6 al 58,8 per cento, e un po di più quelle che hanno laccesso a Internet dal 52,4 al 54,5 per cento e quelle con una connessione a banda larga dal 43,4 al 45,8 per cento: numeri comunque non eccezionali, soprattutto se si guarda al resto dEuropea.Considerando, infatti, le famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni che possiede un accesso a Internet da casa, a fronte di una media europea pari al 73 per cento, l’Italia si posiziona solo al ventiduesimo posto, con un valore pari al 62 per cento ed equivalente a quello registrato per la Lituania. Le maggiori differenze si possono individuare tra nuclei con capofamiglia operai o dirigenti: 24 i punti percentuali di distinzione a favore di questi ultimi. Fattore di spinta per la connessione di un nucleo familiare è poi soprattutto la presenza di almeno un minorenne: di queste famiglie è l84,4 per cento ad avere un PC, il 78,9 ad avere accesso a Internet e il 68 connessione a banda larga. Continue reading

Il pericolo per la sicurezza? Chi lavora in azienda

Cisco Nexus Switches (5010 and 2248)

Image by pchow98 via Flickr

Cisco ha pubblicato un nuovo rapporto sulla sicurezza che mostra come la maggior parte delle persone abbia poca o nessuna preoccupazione per la privacy online. E come, pur di soddisfare i propri bisogni, è pronta a violare le policy aziendali.I giovani professionisti sono pronti a violare le regole aziendali pur di accedere a Internet e usare i dispositivi che vogliono, e il problema riguarda in buona parte anche i professionisti IT. Forse sono troppo sicuri di sé stessi, o forse hanno sentito troppi avvertimenti apocalittici per credere che siano veri, ma sta di fatto se sette su dieci ignorano le politiche di sicurezza, e uno su quattro finisce per subire un furto didentità prima dei trentanni. Continue reading

Batteria di carta, Sony alimenta una ventola: grazie enzimi!

Sonyha mostrato durante un evento in Giappone come sia possibile sfruttare lazione degli

Image representing Sony as depicted in CrunchBase

Image via CrunchBase

enzimi per creare energia in grado di alimentare piccoli dispositivi, come una ventola. Per la dimostrazione si è resa necessaria della semplice carta.La batteria biologica muove nuovi timidissimi passi. Un impiegato di Sony ha mostrato che è possibile alimentare una ventola grazie allenergia generata avvalendosi di semplice carta anche riciclata.Inserendo pezzetti di carta allinterno di una miscela di acqua ed enzimi, e scuotendo il tutto per breve tempo, dopo qualche minuto il liquido diventa una fonte di elettricità per piccoli oggetti, come appunto la ventola usata per questa prova.”È lo stesso meccanismo con il quale le termiti mangiano legno per ottenere energia”, ha dichiarato Chisato Kitsukawa, PR di Sony. Non è la prima volta che si teorizza un prodotto simile, ma le prove reali sono molto rare.Tale soluzione è stata creata allinterno dello studio delle batterie ecologiche, che già in passato hanno portato Sony a realizzare una batteria basata sullo zucchero.Carta stracciata o pezzi cartone ondulato servono per fornire la cellulosa, un polisaccaride che si trova nelle piante verdi. Gli enzimi sono usati per rompere la catena di glucosio che costituisce la cellulosa e quanto si ottiene è gestito da un secondo gruppo di enzimi in processo che restituisce ioni idrogeno ed elettroni.Gli elettroni viaggiano in un circuito esterno per generare elettricità, mentre gli ioni di idrogeno si combinano con lossigeno dellaria per creare acqua. “Le bio-batterie sono amiche dellambiente e hanno un grande potenziale”, ha affermato Kitsukawa, rilevando che non usano metalli o inquinanti chimici.Prima di vedere in commercio una soluzione simile passerà tuttavia molto tempo, perché cè appunto il problema della quantità di energia prodotta, ancora molto bassa.

viaBatteria di carta, Sony alimenta una ventola: grazie enzimi! – Toms Hardware.

Enhanced by Zemanta

Internet Explorer, capodanno di aggiornamento coatto

Internet Explorer Mobile Logo

Image via Wikipedia

Dal prossimo gennaio tutti i computer basati su XP, Vista o 7 passeranno in automatico alle versioni 8 e 9 di Internet Explorer. Senza possibilità di scelta. Questione di sicurezza

Roma – Ad annunciarlo è stato un recente post apparso sul blog ufficiale di Windows: gli utenti dell’OS di Microsoft non avranno più la possibilità di decidere se aggiornare o meno la propria versione del browser Internet Explorer. L’update verrà infatti effettuato in automatico senza la classica finestra popup per la scelta degli utenti.

In sostanza, i computer basati su Windows XP passeranno dalle versioni 6 o 7 di Internet Explorer alla 8. Mentre gli utenti legati a Windows Vista o Windows 7 migreranno in blocco verso IE9. Gli aggiornamenti silenti inizieranno nel prossimo gennaio, e inizialmente coinvolgeranno i browser d’Australia e Brasile.

Dunque addio agli avvisi per l’aggiornamento, sulla scia di quanto sperimentato fin dalla nascita del browser di Google Chrome. Le migrazioni automatiche coinvolgeranno in particolare tutti quegli utenti che già hanno attivato l’apposita feature di Windows Update che procede in autonomia a scaricare e installare gli aggiornamenti.

Quali sono le motivazioni alla base della nuova strategia di Microsoft? Gli aggiornamenti silenti rappresenterebbero un fattore positivo innanzitutto per i consumatori, che si ritroverebbero a navigare in un web più sicuro. Ovvero al riparo da quel software maligno che approfitta in particolare delle versioni più vecchie dei browser. E l’ultimo report Microsoft Security Intelligence ha sottolineato come le minacce più incombenti provengano dai nuovi malware per lo sfruttamento delle vulnerabilità negli strumenti di navigazione più obsoleti.

L’azienda di Redmond ha tuttavia messo a disposizione il suo tool Automatic Update Blocker per tutti quegli utenti che non vorranno passare alle versioni successive del browser. Tra le righe del blog di Windows è stato però consigliato l’aggiornamento, dal momento che IE9 resterebbe l’incarnazione più efficace delle esperienze di navigazione online.

viaPI: Internet Explorer, capodanno di aggiornamento coatto.

Enhanced by Zemanta

Chrome 16 supporta il multi-utente, basta liti coniugali

google chrome

Image by toprankonlinemarketing via Flickr

Il browser Chrome, arrivato alla sedicesima versione, introduce il supporto al multi-utente. Si può passare da un utente allaltro conservando i propri dati personali grazie alla sincronizzazione. La casa di Mountain View ha risolto anche 15 falle di sicurezza.Google Chrome 16 offre il supporto multi-utente, in altre parole consente a più persone di usare lo stesso browser e mantenere i dati privati separati. Nelle opzioni del browser è infatti comparsa una nuova voce chiamata “Accedi a Chrome”, che automaticamente sincronizza le applicazioni installate, le estensioni, i preferiti, la cronologia e le altre impostazioni. Se  il computer è usato da più persone, potete mantenere le vostre esperienze divise inserendo nuovi utenti dalla pagina delle Impostazioni Personali, sempre nel menù opzioni.Una volta disconnessi dallaccount in uso, potrete scegliere a quale utente collegarvi. Per evidenziare la differenza, Google permette di scegliere non solo il nome dellaccount, ma anche un avatar, che nel browser in versione Windows appare in alto a sinistra potete cliccarci per vedere i diversi utenti e selezionarli e sullicona nella barra. Collegandovi con il nuovo account le impostazioni personalizzate precedenti spariranno, lasciando spazio a quelle dellaccount associato in quel momento. Se invece avrete lo stesso account collegato a più dispositivi in funzione, le impostazioni saranno sincronizzate istantaneamente.Oltre a questa novità, Chrome 16 integra quindici fix di sicurezza. Sette sono stati classificati di livello medio, sei di livello alto e due di livello basso. In questa tornata Google ha versato un totale di 6 mila dollari ai ricercatori che l’hanno aiutata a trovare e risolvere le vulnerabilità. Potete scaricare Chrome 16 da qui, oppure procedere con laggiornamento automatico.

viaChrome 16 supporta il multi-utente, basta liti coniugali – Toms Hardware.

Enhanced by Zemanta

Basta un SSD per migliorare le prestazioni di un vecchio PC?


English: msystems

Image via Wikipedia

Ci sono situazioni dove l’archiviazione non è il collo di bottiglia. Per queste applicazioni spendere molti soldi per un SSD non ha senso. È solitamente il caso di netbook e nettop, che hanno una potenza così ridotta che la tecnologia NAND Flash si rivelerebbe utile solo per migliorarne la resistenza agli urti o i consumi. Gli SSD non aiutano quando ci sono carichi di lavoro che insistono specificatamente su CPU e grafica; quando uno dei due sottosistemi fa da collo di bottiglia, un incremento del throughput dell’archiviazione non aiuta a spingere più dati.

Continue reading

Facebook, FTC e l’armistizio sulla privacy

Image representing Facebook as depicted in Cru...

Image via CrunchBase

Ufficializzato l’accordo tra Facebook e la commissione a stelle e strisce. Il sito in blu dovrà sempre richiedere il consenso degli utenti prima di qualsiasi modifica alle impostazioni sulla condivisione dei dati personali

Roma – Alle prime indiscrezioni ha ora fatto seguito un comunicato ufficiale diramato dalla Federal Trade Commission (FTC) statunitense. È stato raggiunto il tanto atteso accordo con il social network Facebook, che ora dovrà richiedere sempre il consenso dei suoi utenti prima di implementare qualsiasi modifica alle impostazioni in materia di privacy.

In sostanza, il sito in blu dovrà sempre adottare meccanismi di opt-in, lasciando ai suoi iscritti la facoltà di decidere se attivare o meno una determinata impostazione su condivisione e trattamento dei dati personali. Già a partire dal 2009 Facebook aveva invece implementato di default i vari cambiamenti, costringendo gli utenti a disattivarli manualmente.

Continue reading

La Sanità italiana risponde a Report sulle onde dei cellulari

English: A photograph of a metro Wi-Fi antenna...

Image via Wikipedia

Il Consiglio Superiore di Sanità risponde a Report. Una presa di posizione indiretta, che arriva a stretto giro dall’inchiesta svolta dal team di Milena Gabanelli. Un comunicato stampa di due paragrafi, in cui non si cita mai il programma, ma si parla del tema della puntata: la pericolosità delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari. Il CSS è un organo consultivo tecnico-scientifico del Ministro delle Salute, il professor Renato Balduzzi, incaricato da neo-governo presieduto da Mario Monti.

“Il Consiglio Superiore di Sanità ha affrontato la questione dei rischi potenziali di uno smodato uso di telefoni cellulari nella seduta del 15 novembre. In linea con gli studi dell’Agenzia Internazionale della ricerca sul cancro (IARC) e in accordo con l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio superiore rileva che non è stato finora dimostrato alcun rapporto di causalità tra l’esposizione a radio frequenze e le patologie tumorali”.

Continue reading