NEL SOTTOBOSCO DELLA RETE c’è un’offerta in corso. E’ quella che vede protagonista un virus informatico realizzato appositamente per infettare i computer nelle reception degli alberghi, venduto da cybercriminali ad altri cybercriminali. E pronto a rubare i dati delle carte di credito di clienti e personale alberghiero ignaro. Il virus viene venduto per 280 dollari e assieme al codice malevolo, c’è anche una guida su come funziona e soprattutto su come convincere il personale dell’albergo a installarlo a sua insaputa sui computer della reception. Continue reading
Mobile, basta un attimo per scassinarlo
Un software progettato per servire le necessità di forze dellordine e militari promette di bypassare i PIN di protezione degli smartphone in un paio di minutiRoma – Realizzato dalla società svedese specializzata in sicurezza Micro Systemation, XRY è un tool completo per il cracking e il recupero di informazioni sensibili sugli smartphone più popolari come quelli basati su Apple iOS iPhone e Google Android.Tutto comincia un jailbreak automatico, visto che XRY si incarica prima di tutto di sfruttare una vulnerabilità sconosciuta per “aprire” lo smartphone alluso con codice non autorizzato. La seconda operazione che compie il software è usare un attacco a forza bruta per individuare il PIN che in genere protegge laccesso al telefonino, una fase che XRY è in grado di “sbrigare” in meno di due minuti prima di procedere alla raccolta vera e propria delle informazioni presenti sul dispositivo. E parlando di raccolta di informazioni, il software Micro Systemation è in grado di recuperare e travasare su PC una messe davvero completa di dati comprendenti messaggistica, posizioni GPS, cronologia web, chiamate, contatti, tasti virtuali o meno premuti e via elencando.La software house svedese dice che il business del suo strumento forense è in pieno boom, e naturalmente si premura di rassicurare sul fatto che i suoi clienti comprendono soggetti “legittimi” come forze di polizia e militari. XRY viene al momento commercializzato in 60 paesi diversi, ma il principale cliente del tool è neanche a dirlo lesercito statunitense.
Smartphone smarriti e dati privati chi li recupera fruga tra i file
Symantec ha intenzionalmente perduto cinquanta dispositivi mobili contenenti documenti, password e immagini per verificare la reazione dei ritrovatori. Le percentuali di chi ha tentato di accedere alle informazioni riservate è risultata alta. Per proteggersi, il passcode è essenziale
LA RICERCA arriva da Symantec, si chiama “Progetto Honeystick” ed è stata condotta “smarrendo” intenzionalmente cinquanta smartphone Android in quattro città nordamericane, New York, San Francisco, Ottawa e Washington. E i risultati sono interessanti. Che succede a uno smartphone se il legittimo proprietario lo perde? Succede che nella stragrande maggioranza dei casi, rivela lo studio, chi lo ritrova tenta di accedere ai file e documenti personali dell’utente originario. La percentuale di tentativi è del 95%, e tra le informazioni più ambite ci sono quelle economiche e bancarie. Continue reading
Un solo Windows 8, tanti schermi
Il prossimo OS Microsoft sarà adattabile al netbook, al tablet e al maxi-schermo. Senza particolari trucchi. Redmond tenta di sedurre gli sviluppatori
Roma – In attesa di sapere se Windows 8 verrà distribuito al pubblico a ottobre come già ampiamente preannunciato, Microsoft continua proporre corposi aggiornamenti sulle caratteristiche del nuovo OS a finestre. L’ultimo post sul blog ufficiale affronta la spinosa questione del supporto a schermi e risoluzioni differenti pur mantenendo una certa coerenza nel proporre le informazioni e gli (scarni) elementi di interfaccia della nuova Metro UI. Continue reading
Windows 8, collezione d’autunno
Lancio a ottobre, sempre che sia tutto pronto in estate. E molte sorprese in arrivo su device e formati
Roma – Tutto come da programma. Così com’era successo con Windows 7 e con i suoi predecessori, anche Windows 8 si prepara ad un lancio al volgere dell’autunno: stando a quanto riportato da Bloomberg, sarebbe confermata la tabella di marcia che pone in estate (probabilmente luglio-agosto) il limite ultimo per la nascita della versione RTM (release to manufacturer) del prossimo OS di Microsoft, e ottobre come il mese adatto al lancio ufficiale sul mercato di dischi di installazione e primi device. Continue reading
Tablet e smartphone in azienda, ma la sicurezza dati è inesistente
Da una ricerca Trend Micro il 59% delle aziende italiane consente l’utilizzo di device personali per lavorare. Smartphone e tablet i più adatti, ma la protezione dei dati non è ancora all’altezzaSmartphone e tablet sono ottimi strumenti per lavorare per la propria azienda, ma la volontà dei dipendenti o dei manager di implementare soluzioni per la sicurezza dati è ancora lontana. E’ quanto afferma lennesima ricerca realizzata da Trend Micro proprio sul binomio device-sicurezza. Dopo quella effettuata a fine 2011 sugli attacchi sofisticati nellèra del “Bring your own device”, ecco che ad oggi si conferma che il 59% delle imprese italiane va bene che i propri dipendenti sfruttino le potenzialità dei device personali anche per le attività lavorative, ma un terzo di essi non implementa un sufficiente livello di protezione, causando non pochi rischi a tutto il sistema di database dell’azienda stessa.attacchi sofisticati nelléra del “Bring your own device” Eppure il crescente uso di smartphone e tablet sul proprio posto di lavoro, come confermato non solo nel Belpaese ma anche nel resto d’Europa, dovrebbe congiuntamente fornire informazioni e soluzioni per non perdere i dati sensibili. L’Italia, superata solo dalle imprese olandesi con 67%, mentre dietro ci sono quelle francesi col 52%, ha il grosso problema di non riuscire a definire una procedura sufficiente per proteggere i dati. Se da una parte una maggiore produttività, la comodità nell’uso di device e una riduzione delle spese sono punti positivi, dall’altra, invece, esiste una debolezza strutturale nella sicurezza dei dati sensibili. Accedere ai dispositivi mobili non è difficile e quindi riuscire a sottrarre o danneggiare le informazioni contenute nei database è alla mercé di tutti. Il 70% delle imprese italiane non fornisce ai propri dipendenti un supporto adeguato è colpa un po’ di tutti. Soltanto il 49% prevede una politica del genere per gli smartphone e solo il 40% per i tablet. Ma è ancora troppo poco. E se ci aggiungiamo che il rapporto sulla conoscenza delle applicazioni e strumenti di base per avere una sufficiente protezione dati è di un impiegato su quattro, allora le imprese italiane è bene che si mettano in linea, con corsi di formazione e informazioni utili su quanto stanno rischiando.
viaTablet e smartphone in azienda, ma la sicurezza dati è inesistente – News – BitMAT – MAT Edizioni.
Software pirata in aziende Forli’, sanzioni per 90.000 euro – Emilia Romagna
(ANSA) – FORLI’, 21 DIC – Sanzioni amministrative per circa 90.000 euro: e’ il risultato di un’operazione della Guardia di Finanza di Forli’ per il contrasto della pirateria informatica.
Le Fiamme gialle hanno controllato le postazioni hardware di diverse aziende che utilizzano specifici software: sequestrati 19 personal computer e 33 programmi, prodotti da note ‘software house’, come Office professional, Acrobat, Photoshop, Autocad, Inventor, Adobe illustrator, per un valore commerciale di circa 45.000 euro. I responsabili delle aziende sono stati denunciati per utilizzo di programmi senza la necessaria licenza. (ANSA).
viaSoftware pirata in aziende Forli’, sanzioni per 90.000 euro – Emilia Romagna – ANSA.it.
PI: Italiani, navigatori senza rete
A internet preferiscono ancora il telecomando e il telefonino. E nonostante la crescita della diffusione di PC, per la banda larga sono ancora il fanalino di coda d’Europa
Roma – L’ultimo rapporto ISTAT “Cittadini e Nuove tecnologie” evidenzia qualche passo avanti dellItalia per quanto riguarda la diffusione di PC, Internet e Banda Larga. Ma, nonostante questo, si tratta di un Paese che resta ancora indietro rispetto alla media europea. Rispetto al 2010 cresce lievemente la quota delle famiglie in possesso di un PC dal 57,6 al 58,8 per cento, e un po di più quelle che hanno laccesso a Internet dal 52,4 al 54,5 per cento e quelle con una connessione a banda larga dal 43,4 al 45,8 per cento: numeri comunque non eccezionali, soprattutto se si guarda al resto dEuropea.Considerando, infatti, le famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni che possiede un accesso a Internet da casa, a fronte di una media europea pari al 73 per cento, l’Italia si posiziona solo al ventiduesimo posto, con un valore pari al 62 per cento ed equivalente a quello registrato per la Lituania. Le maggiori differenze si possono individuare tra nuclei con capofamiglia operai o dirigenti: 24 i punti percentuali di distinzione a favore di questi ultimi. Fattore di spinta per la connessione di un nucleo familiare è poi soprattutto la presenza di almeno un minorenne: di queste famiglie è l84,4 per cento ad avere un PC, il 78,9 ad avere accesso a Internet e il 68 connessione a banda larga. Continue reading
Il pericolo per la sicurezza? Chi lavora in azienda
Cisco ha pubblicato un nuovo rapporto sulla sicurezza che mostra come la maggior parte delle persone abbia poca o nessuna preoccupazione per la privacy online. E come, pur di soddisfare i propri bisogni, è pronta a violare le policy aziendali.I giovani professionisti sono pronti a violare le regole aziendali pur di accedere a Internet e usare i dispositivi che vogliono, e il problema riguarda in buona parte anche i professionisti IT. Forse sono troppo sicuri di sé stessi, o forse hanno sentito troppi avvertimenti apocalittici per credere che siano veri, ma sta di fatto se sette su dieci ignorano le politiche di sicurezza, e uno su quattro finisce per subire un furto didentità prima dei trentanni. Continue reading
Batteria di carta, Sony alimenta una ventola: grazie enzimi!
Sonyha mostrato durante un evento in Giappone come sia possibile sfruttare lazione degli
enzimi per creare energia in grado di alimentare piccoli dispositivi, come una ventola. Per la dimostrazione si è resa necessaria della semplice carta.La batteria biologica muove nuovi timidissimi passi. Un impiegato di Sony ha mostrato che è possibile alimentare una ventola grazie allenergia generata avvalendosi di semplice carta anche riciclata.Inserendo pezzetti di carta allinterno di una miscela di acqua ed enzimi, e scuotendo il tutto per breve tempo, dopo qualche minuto il liquido diventa una fonte di elettricità per piccoli oggetti, come appunto la ventola usata per questa prova.”È lo stesso meccanismo con il quale le termiti mangiano legno per ottenere energia”, ha dichiarato Chisato Kitsukawa, PR di Sony. Non è la prima volta che si teorizza un prodotto simile, ma le prove reali sono molto rare.Tale soluzione è stata creata allinterno dello studio delle batterie ecologiche, che già in passato hanno portato Sony a realizzare una batteria basata sullo zucchero.Carta stracciata o pezzi cartone ondulato servono per fornire la cellulosa, un polisaccaride che si trova nelle piante verdi. Gli enzimi sono usati per rompere la catena di glucosio che costituisce la cellulosa e quanto si ottiene è gestito da un secondo gruppo di enzimi in processo che restituisce ioni idrogeno ed elettroni.Gli elettroni viaggiano in un circuito esterno per generare elettricità, mentre gli ioni di idrogeno si combinano con lossigeno dellaria per creare acqua. “Le bio-batterie sono amiche dellambiente e hanno un grande potenziale”, ha affermato Kitsukawa, rilevando che non usano metalli o inquinanti chimici.Prima di vedere in commercio una soluzione simile passerà tuttavia molto tempo, perché cè appunto il problema della quantità di energia prodotta, ancora molto bassa.
viaBatteria di carta, Sony alimenta una ventola: grazie enzimi! – Toms Hardware.









