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	<title>Eclinic - Servizi Informatici</title>
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		<title>Tablet e smartphone in azienda, ma la sicurezza dati è inesistente</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://commons.wikipedia.org/wiki/File:Group_of_smartphones.jpg" target="_blank"><img class="zemanta-img-inserted zemanta-img-configured" title="Apple iPhone 3GS, Motorola Milestone and LG GW60" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a7/Group_of_smartphones.jpg/300px-Group_of_smartphones.jpg" alt="Apple iPhone 3GS, Motorola Milestone and LG GW60" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Image via Wikipedia</p></div>
<p>Da una ricerca <a class="zem_slink" title="Trend Micro" href="http://www.trendmicro.com" rel="homepage" target="_blank">Trend Micro</a> il 59% delle aziende italiane consente l’utilizzo di device personali per lavorare. Smartphone e tablet i più adatti, ma la protezione dei dati non è ancora all’altezzaSmartphone  e tablet sono ottimi strumenti per lavorare per la propria azienda, ma la volontà dei dipendenti o dei manager di implementare soluzioni per la sicurezza dati è ancora lontana. E’ quanto afferma lennesima ricerca realizzata da Trend Micro proprio sul binomio device-sicurezza. Dopo quella effettuata a fine 2011 sugli attacchi sofisticati nellèra del &#8220;<a class="zem_slink" title="BYOB" href="http://en.wikipedia.org/wiki/BYOB" rel="wikipedia" target="_blank">Bring your own</a> device&#8221;, ecco che ad oggi si conferma che il 59% delle imprese italiane va bene che i propri dipendenti sfruttino le potenzialità dei device personali anche per le attività lavorative, ma un terzo di essi non implementa un sufficiente livello di protezione, causando non pochi rischi a tutto il sistema di database dell’azienda stessa.attacchi sofisticati nelléra del “Bring your own device” Eppure il crescente uso di <a class="zem_slink" title="Smart phone" href="http://www.wikinvest.com/concept/Smart_phone" rel="wikinvest" target="_blank">smartphone</a> e tablet sul proprio posto di lavoro, come confermato non solo nel Belpaese ma anche nel resto d’Europa, dovrebbe congiuntamente fornire informazioni e soluzioni per non perdere i dati sensibili. L’Italia, superata solo dalle imprese olandesi con 67%, mentre dietro ci sono quelle francesi col 52%, ha il grosso problema di non riuscire a definire una procedura sufficiente per proteggere i dati. Se da una parte una maggiore produttività, la comodità nell’uso di device e una riduzione delle spese sono punti positivi, dall’altra, invece, esiste una debolezza strutturale nella sicurezza dei dati sensibili. Accedere ai dispositivi mobili non è difficile e quindi riuscire a sottrarre o danneggiare le informazioni contenute nei database è alla mercé di tutti. Il 70% delle imprese italiane non fornisce ai propri dipendenti un supporto adeguato è colpa un po’ di tutti. Soltanto il 49% prevede una politica del genere per gli smartphone e solo il 40% per i tablet. Ma è ancora troppo poco. E se ci aggiungiamo che il rapporto sulla conoscenza delle applicazioni e strumenti di base per avere una sufficiente protezione dati è di un impiegato su quattro, allora le imprese italiane è bene che si mettano in linea, con corsi di formazione e informazioni utili su quanto stanno rischiando.</p>
<p>via<a href="http://www.bitmat.it/articolo.php?aId=0000091044&amp;cId=48&amp;cpId=20&amp;n=Tablet+e+smartphone+in+azienda%2C+ma+la+sicurezza+dati+%E8+inesistente">Tablet e smartphone in azienda, ma la sicurezza dati è inesistente &#8211; News &#8211; BitMAT &#8211; MAT Edizioni</a>.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=1f4ca704-522c-413c-97f6-ee4f4c2d3179" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div>
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		<title>Software pirata in aziende Forli&#8217;, sanzioni per 90.000 euro &#8211; Emilia Romagna</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 16:10:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(ANSA) &#8211; FORLI&#8217;, 21 DIC &#8211; Sanzioni amministrative per circa 90.000 euro: e&#8217; il risultato di un&#8217;operazione della Guardia di Finanza di Forli&#8217; per il contrasto della pirateria informatica. Le Fiamme gialle hanno controllato le postazioni hardware di diverse aziende &#8230; <a href="http://www.cloudplus.it/2011/12/21/software-pirata-in-aziende-forli-sanzioni-per-90-000-euro-emilia-romagna/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(ANSA) &#8211; FORLI&#8217;, 21 DIC &#8211; Sanzioni amministrative per circa 90.000 euro: e&#8217; il risultato di un&#8217;operazione della <a class="zem_slink" title="Guardia di Finanza" href="http://www.gdf.it/GdiF_in_English/index.html" rel="homepage" target="_blank">Guardia di Finanza</a> di Forli&#8217; per il contrasto della pirateria informatica.</p>
<p>Le Fiamme gialle hanno controllato le postazioni hardware di diverse aziende che utilizzano specifici software: sequestrati 19 personal computer e 33 programmi, prodotti da note &#8216;software house&#8217;, come Office professional, Acrobat, Photoshop, Autocad, Inventor, Adobe illustrator, per un valore commerciale di circa 45.000 euro. I responsabili delle aziende sono stati denunciati per utilizzo di programmi senza la necessaria licenza. (ANSA).</p>
<p>via<a href="http://ansa.it/web/notizie/regioni/emiliaromagna/2011/12/21/visualizza_new.html_16611254.html">Software pirata in aziende Forli&#8217;, sanzioni per 90.000 euro &#8211; Emilia Romagna &#8211; ANSA.it</a>.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=30fa18df-edcc-4d27-96ba-58346d8f06c6" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div>
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		<title>PI: Italiani, navigatori senza rete</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 16:03:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A internet preferiscono ancora il telecomando e il telefonino. E nonostante la crescita della diffusione di PC, per la banda larga sono ancora il fanalino di coda d&#8217;Europa Roma &#8211; L&#8217;ultimo rapporto ISTAT &#8220;Cittadini e Nuove tecnologie&#8221; evidenzia qualche passo &#8230; <a href="http://www.cloudplus.it/2011/12/21/pi-italiani-navigatori-senza-rete/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>A internet preferiscono ancora il telecomando e il telefonino. E nonostante la crescita della diffusione di PC, per la banda larga sono ancora il fanalino di coda d&#8217;Europa</em></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/42398283@N04/3950512670" target="_blank"><img class="zemanta-img-inserted zemanta-img-configured" title="Internet Caffe Internet cafe , Republica Domin..." src="http://farm4.static.flickr.com/3487/3950512670_904720db72_m.jpg" alt="Internet Caffe Internet cafe , Republica Domin..." width="240" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Image by Remolacha.net pics via Flickr</p></div>
<p>Roma &#8211; L&#8217;ultimo rapporto ISTAT &#8220;Cittadini e Nuove tecnologie&#8221; evidenzia qualche passo avanti dellItalia per quanto riguarda la diffusione di PC, <a class="zem_slink" title="Internet" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Internet" rel="wikipedia" target="_blank">Internet</a> e Banda Larga. Ma, nonostante questo, si tratta di un Paese che resta ancora indietro rispetto alla media europea. Rispetto al 2010 cresce lievemente la quota delle famiglie in possesso di un PC dal 57,6 al 58,8 per cento, e un po di più quelle che hanno laccesso a Internet dal 52,4 al 54,5 per cento e quelle con una connessione a banda larga dal 43,4 al 45,8 per cento: numeri comunque non eccezionali, soprattutto se si guarda al resto dEuropea.Considerando, infatti, le famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni che possiede un accesso a Internet da casa, a fronte di una media europea pari al 73 per cento, l&#8217;Italia si posiziona solo al ventiduesimo posto, con un valore pari al 62 per cento ed equivalente a quello registrato per la Lituania. Le maggiori differenze si possono individuare tra nuclei con capofamiglia operai o dirigenti: 24 i punti percentuali di distinzione a favore di questi ultimi. Fattore di spinta per la connessione di un nucleo familiare è poi soprattutto la presenza di almeno un minorenne: di queste famiglie è l84,4 per cento ad avere un PC, il 78,9 ad avere accesso a Internet e il 68 connessione a banda larga.<span id="more-155"></span>Le famiglie delle regioni del Centro e del Nord Italia si confermano maggiormente connesse: il 61 per cento di queste hanno un PC e il 56 una connessione Internet e il 49 la banda larga, rispetto al 53 per cento delle famiglie del Sud che hanno un PC, il 48,6 con una connessione e appena il 37,5 con banda larga. Anche guardando solo alla frazione delle famiglie con minorenni, tuttavia, i numeri per quanto positivi e in miglioramento stonano ancora con i numeri del televisore che ha una penetrazione del 96 e del digitale terrestre che, nonostante sia arrivato da poco, è già presente nel 67 per cento delle case: queste due tecnologie insieme al cellulare che ha un tasso di penetrazione del 91,6 per cento rappresentano ancora incontrastate i device tecnologici maggiormente apprezzati dagli italiani. Diversi i motivi che tengono gli Italiani lontani dalla Rete: &#8220;Il 41,7 per cento delle famiglie &#8211; si legge nel Rapporto ISTAT &#8211; dichiara di non possedere laccesso a Internet perché non ha le competenze per utilizzarlo; il 26,7 per cento considera Internet inutile e non interessante, il 12,7 per cento non ha accesso a Internet da casa perché accede da un altro luogo, l8,5 per cento perché considera costosi gli strumenti necessari per connettersi e il 9,2 per cento perché ritiene eccessivo il costo del collegamento&#8221;.Per quanto riguarda invece chi utilizza Internet, negli ultimi tre mesi costoro hanno utilizzato la Rete prevalentemente per spedire o ricevere email 80,7 per cento e per cercare informazioni su merci e servizi 68,2, ed è cresciuta rispetto al 2010 la quota di coloro che usano Internet per leggere news o giornali online più 7 punti percentuali. In generale nel 2011 il 53,8 per cento ha consultato un wiki per acquisire informazioni, il 48,1 per cento ha creato un profilo utente, inviato messaggi o altro su <a class="zem_slink" title="Facebook" href="http://facebook.com" rel="homepage" target="_blank">Facebook</a> o <a class="zem_slink" title="Twitter" href="http://twitter.com" rel="homepage" target="_blank">Twitter</a>. I social network sono stati poi utilizzati anche come strumento di informazione e comunicazione su temi sociali o politici 22,8 per cento. Minoritario, ancora, lutilizzo del <a class="zem_slink" title="World Wide Web" href="http://en.wikipedia.org/wiki/World_Wide_Web" rel="wikipedia" target="_blank">Web</a> per partecipare a consultazioni o votazioni su problemi sociali o politici, come ad esempio per firmare una petizione 8,6 per cento, o per partecipare a network professionali come <a class="zem_slink" title="LinkedIn" href="http://www.linkedin.com" rel="homepage" target="_blank">LinkedIn</a> e <a class="zem_slink" title="XING" href="http://www.xing.com" rel="homepage" target="_blank">Xing</a> 8,3.</p>
<p>via<a href="http://punto-informatico.it/3370894/PI/News/italiani-navigatori-senza-rete.aspx">PI: Italiani, navigatori senza rete</a>.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=2e8e7c1a-c708-4528-bb8f-f202bcb00a23" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div>
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		<title>Il pericolo per la sicurezza? Chi lavora in azienda</title>
		<link>http://www.cloudplus.it/2011/12/20/il-pericolo-per-la-sicurezza-chi-lavora-in-azienda/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 09:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cisco ha pubblicato un nuovo rapporto sulla sicurezza che mostra come la maggior parte delle persone abbia poca o nessuna preoccupazione per la privacy online. E come, pur di soddisfare i propri bisogni, è pronta a violare le policy aziendali.I &#8230; <a href="http://www.cloudplus.it/2011/12/20/il-pericolo-per-la-sicurezza-chi-lavora-in-azienda/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com/photos/53906287@N00/5888419517" target="_blank"><img class="zemanta-img-inserted zemanta-img-configured" title="Cisco Nexus Switches (5010 and 2248)" src="http://farm6.static.flickr.com/5302/5888419517_f34cdd8b0d_m.jpg" alt="Cisco Nexus Switches (5010 and 2248)" width="240" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Image by pchow98 via Flickr</p></div>
<p>Cisco ha pubblicato un nuovo rapporto sulla sicurezza che mostra come la maggior parte delle persone abbia poca o nessuna preoccupazione per la privacy online. E come, pur di soddisfare i propri bisogni, è pronta a violare le <a class="zem_slink" title="Policy" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Policy" rel="wikipedia" target="_blank">policy</a> aziendali.I giovani professionisti sono pronti a violare le regole aziendali pur di accedere a <a class="zem_slink" title="Internet" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Internet" rel="wikipedia" target="_blank">Internet</a> e usare i dispositivi che vogliono, e il problema riguarda in buona parte anche i professionisti IT. Forse sono troppo sicuri di sé stessi, o forse hanno sentito troppi avvertimenti apocalittici per credere che siano veri, ma sta di fatto se sette su dieci ignorano le politiche di sicurezza, e uno su quattro finisce per subire un furto didentità prima dei trentanni.<span id="more-152"></span>Questo il poco edificante quadretto dipinto dal  terzo capitolo dello studio Cisco Connected World Technology Report, sottolineando con enfasi &#8220;un dato che è cresciuto con Internet  e che rappresenta uno stile di vita che vede sempre più convergere le attività personali con quelle lavorative sul posto di lavoro&#8221;.  Come spiegava <a class="zem_slink" title="Trend Micro" href="http://www.trendmicro.com" rel="homepage" target="_blank">Trend Micro</a> la settimana scorsa alla base di tutto questo cè un generale &#8220;allentamento dei confini della privacy&#8221;, che spinge anche chi ha un ruolo chiave ad esporsi.Sette professionisti su 10 il 70% globalmente e il 73% in Italia hanno ammesso di non rispettare le policy con regolarità. La ragione più frequente è la convinzione di non fare nulla di sbagliato 33% globalmente e il 35% in Italia. Uno su cinque 22% globalmente e il 15% in Italia ha citato lesigenza di accedere a programmi e applicazioni non autorizzati per fare il proprio lavoro, mentre il 19% il 5% in Italia ha ammesso di non aver rispettatole policy. Il 18% il 10% in Italia ha dichiarato di non avere il tempo di pensare alle policy mentre lavorano e altri che non conviene adottarle, che dimenticano di farlo 15% globalmente e il 10% in Italia, o di non essere controllati dal loro capo 14% globalmente e il 10% in Italia. Due intervistati su tre 67% ha dichiarato che le policy IT devono essere modificate per soddisfare leffettiva esigenza di maggiore flessibilità lavorativa.Tra i comportamenti &#8220;a rischio&#8221; secondo Cisco cè anche luso di reti <a class="zem_slink" title="Wi-Fi" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wi-Fi" rel="wikipedia" target="_blank">Wi-Fi</a> non controllate, ciome quella del vicino di casa, oppure luso di computer presi in prestito e non controllati. Cè persino chi si piazza vicino a un negozio o un bar per usare la rete Wi-Fi gratuitamente. E poi cè chi permette ad altri, amici o parenti, di usare il proprio PC senza supervisione.In generale ben pochi si sentono responsabili della sicurezza dei dati aziendali, e ritengono che sia un tema di cui devono occuparsi i responsabili IT.</p>
<p>via<a href="http://www.ictbusiness.it/cont/news/il-pericolo-per-la-sicurezza-chi-lavora-in-azienda/27964/1.html">Il pericolo per la sicurezza? Chi lavora in azienda &#8211; IctBusiness.it</a>.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=7d3d7718-3d5c-4ba8-b607-1732ed5e6b48" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div>
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		</item>
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		<title>Batteria di carta, Sony alimenta una ventola: grazie enzimi!</title>
		<link>http://www.cloudplus.it/2011/12/19/batteria-di-carta-sony-alimenta-una-ventola-grazie-enzimi/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Batterie]]></category>
		<category><![CDATA[Sony]]></category>

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		<description><![CDATA[Sonyha mostrato durante un evento in Giappone come sia possibile sfruttare lazione degli enzimi per creare energia in grado di alimentare piccoli dispositivi, come una ventola. Per la dimostrazione si è resa necessaria della semplice carta.La batteria biologica muove nuovi &#8230; <a href="http://www.cloudplus.it/2011/12/19/batteria-di-carta-sony-alimenta-una-ventola-grazie-enzimi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="zem_slink" title="Sony" href="http://www.sony.com" rel="homepage" target="_blank">Sony</a>ha mostrato durante un evento in Giappone come sia possibile sfruttare lazione degli</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 127px"><a href="http://www.crunchbase.com/company/sony" target="_blank"><img class="zemanta-img-inserted zemanta-img-configured" title="Image representing Sony as depicted in CrunchBase" src="http://www.crunchbase.com/assets/images/resized/0001/9703/19703v2-max-450x450.jpg" alt="Image representing Sony as depicted in CrunchBase" width="117" height="49" /></a><p class="wp-caption-text">Image via CrunchBase</p></div>
<p>enzimi per creare energia in grado di alimentare piccoli dispositivi, come una ventola. Per la dimostrazione si è resa necessaria della semplice carta.La batteria biologica muove nuovi timidissimi passi. Un impiegato di Sony ha mostrato che è possibile alimentare una ventola grazie allenergia generata avvalendosi di semplice carta anche riciclata.Inserendo pezzetti di carta allinterno di una miscela di acqua ed enzimi, e scuotendo il tutto per breve tempo, dopo qualche minuto il liquido diventa una fonte di elettricità per piccoli oggetti, come appunto la ventola usata per questa prova.&#8221;È lo stesso meccanismo con il quale le termiti mangiano legno per ottenere energia&#8221;, ha dichiarato Chisato Kitsukawa, PR di Sony. Non è la prima volta che si teorizza un prodotto simile, ma le prove reali sono molto rare.Tale soluzione è stata creata allinterno dello studio delle batterie ecologiche, che già in passato hanno portato Sony a realizzare una batteria basata sullo zucchero.Carta stracciata o pezzi cartone ondulato servono per fornire la cellulosa, un polisaccaride che si trova nelle piante verdi. Gli enzimi sono usati per rompere la catena di glucosio che costituisce la cellulosa e quanto si ottiene è gestito da un secondo gruppo di enzimi in processo che restituisce ioni idrogeno ed elettroni.Gli elettroni viaggiano in un circuito esterno per generare elettricità, mentre gli ioni di idrogeno si combinano con lossigeno dellaria per creare acqua. &#8220;Le bio-batterie sono amiche dellambiente e hanno un grande potenziale&#8221;, ha affermato Kitsukawa, rilevando che non usano metalli o inquinanti chimici.Prima di vedere in commercio una soluzione simile passerà tuttavia molto tempo, perché cè appunto il problema della quantità di energia prodotta, ancora molto bassa.</p>
<p>via<a href="http://www.tomshw.it/cont/news/batteria-di-carta-sony-alimenta-una-ventola-grazie-enzimi/35040/1.html">Batteria di carta, Sony alimenta una ventola: grazie enzimi! &#8211; Toms Hardware</a>.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=fa3eafbd-5bf1-40bf-ba55-03c5965cadab" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div>
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		<title>Internet Explorer, capodanno di aggiornamento coatto</title>
		<link>http://www.cloudplus.it/2011/12/15/internet-explorer-capodanno-di-aggiornamento-coatto/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 21:41:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal prossimo gennaio tutti i computer basati su XP, Vista o 7 passeranno in automatico alle versioni 8 e 9 di Internet Explorer. Senza possibilità di scelta. Questione di sicurezza Roma &#8211; Ad annunciarlo è stato un recente post apparso &#8230; <a href="http://www.cloudplus.it/2011/12/15/internet-explorer-capodanno-di-aggiornamento-coatto/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 85px"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Internet_Explorer_9.png" target="_blank"><img class="zemanta-img-inserted zemanta-img-configured" title="Internet Explorer Mobile Logo" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/9/95/Internet_Explorer_9.png" alt="Internet Explorer Mobile Logo" width="75" height="75" /></a><p class="wp-caption-text">Image via Wikipedia</p></div>
<p>Dal prossimo gennaio tutti i computer basati su XP, Vista o 7 passeranno in automatico alle versioni 8 e 9 di <a class="zem_slink" title="Internet Explorer" href="http://www.microsoft.com/windows/internet-explorer/default.aspx" rel="homepage" target="_blank">Internet Explorer</a>. Senza possibilità di scelta. Questione di sicurezza</p>
<p>Roma &#8211; Ad annunciarlo è stato un recente post apparso sul blog ufficiale di Windows: gli utenti dell&#8217;OS di Microsoft non avranno più la possibilità di decidere se aggiornare o meno la propria versione del <a class="zem_slink" title="Web browser" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Web_browser" rel="wikipedia" target="_blank">browser</a> Internet Explorer. L&#8217;update verrà infatti effettuato in automatico senza la classica finestra popup per la scelta degli utenti.</p>
<p>In sostanza, i computer basati su <a class="zem_slink" title="Windows XP" href="http://www.microsoft.com/windows/windows-xp/default.aspx" rel="homepage" target="_blank">Windows XP</a> passeranno dalle versioni 6 o 7 di Internet Explorer alla 8. Mentre gli utenti legati a Windows Vista o Windows 7 migreranno in blocco verso IE9. Gli aggiornamenti silenti inizieranno nel prossimo gennaio, e inizialmente coinvolgeranno i browser d&#8217;Australia e Brasile.</p>
<p>Dunque addio agli avvisi per l&#8217;aggiornamento, sulla scia di quanto sperimentato fin dalla nascita del browser di <a class="zem_slink" title="Google Chrome" href="http://www.google.com/chrome" rel="homepage" target="_blank">Google Chrome</a>. Le migrazioni automatiche coinvolgeranno in particolare tutti quegli utenti che già hanno attivato l&#8217;apposita feature di Windows Update che procede in autonomia a scaricare e installare gli aggiornamenti.</p>
<p>Quali sono le motivazioni alla base della nuova strategia di Microsoft? Gli aggiornamenti silenti rappresenterebbero un fattore positivo innanzitutto per i consumatori, che si ritroverebbero a navigare in un web più sicuro. Ovvero al riparo da quel software maligno che approfitta in particolare delle versioni più vecchie dei browser. E l&#8217;ultimo report Microsoft Security Intelligence ha sottolineato come le minacce più incombenti provengano dai nuovi malware per lo sfruttamento delle vulnerabilità negli strumenti di navigazione più obsoleti.</p>
<p>L&#8217;azienda di Redmond ha tuttavia messo a disposizione il suo tool Automatic Update Blocker per tutti quegli utenti che non vorranno passare alle versioni successive del browser. Tra le righe del blog di Windows è stato però consigliato l&#8217;aggiornamento, dal momento che IE9 resterebbe l&#8217;incarnazione più efficace delle esperienze di navigazione online.</p>
<p>via<a href="http://punto-informatico.it/3367076/PI/News/internet-explorer-capodanno-aggiornamento-coatto.aspx">PI: Internet Explorer, capodanno di aggiornamento coatto</a>.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=b7354639-1b9a-47bd-a146-2dfaca1dbed9" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div>
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		<title>Chrome 16 supporta il multi-utente, basta liti coniugali</title>
		<link>http://www.cloudplus.it/2011/12/14/chrome-16-supporta-il-multi-utente-basta-liti-coniugali-toms-hardware/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 07:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il browser Chrome, arrivato alla sedicesima versione, introduce il supporto al multi-utente. Si può passare da un utente allaltro conservando i propri dati personali grazie alla sincronizzazione. La casa di Mountain View ha risolto anche 15 falle di sicurezza.Google Chrome &#8230; <a href="http://www.cloudplus.it/2011/12/14/chrome-16-supporta-il-multi-utente-basta-liti-coniugali-toms-hardware/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 219px"><a href="http://www.flickr.com/photos/10582760@N08/2819656733" target="_blank"><img class="zemanta-img-inserted zemanta-img-configured" title="google chrome" src="http://farm4.static.flickr.com/3003/2819656733_53a5698be1_m.jpg" alt="google chrome" width="209" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Image by toprankonlinemarketing via Flickr</p></div>
<p>Il <a class="zem_slink" title="Web browser" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Web_browser" rel="wikipedia" target="_blank">browser</a> <a class="zem_slink" title="Google Chrome" href="http://www.google.com/chrome" rel="homepage" target="_blank">Chrome</a>, arrivato alla sedicesima versione, introduce il supporto al multi-utente. Si può passare da un utente allaltro conservando i propri dati personali grazie alla sincronizzazione. La casa di Mountain View ha risolto anche 15 falle di sicurezza.<a class="zem_slink" title="Google" href="http://google.com" rel="homepage" target="_blank">Google</a> Chrome 16 offre il supporto multi-utente, in altre parole consente a più persone di usare lo stesso browser e mantenere i dati privati separati. Nelle opzioni del browser è infatti comparsa una nuova voce chiamata &#8220;Accedi a Chrome&#8221;, che automaticamente sincronizza le applicazioni installate, le estensioni, i preferiti, la cronologia e le altre impostazioni. Se  il computer è usato da più persone, potete mantenere le vostre esperienze divise inserendo nuovi utenti dalla pagina delle Impostazioni Personali, sempre nel menù opzioni.Una volta disconnessi dallaccount in uso, potrete scegliere a quale utente collegarvi. Per evidenziare la differenza, Google permette di scegliere non solo il nome dellaccount, ma anche un avatar, che nel browser in versione Windows appare in alto a sinistra potete cliccarci per vedere i diversi utenti e selezionarli e sullicona nella barra. Collegandovi con il nuovo account le impostazioni personalizzate precedenti spariranno, lasciando spazio a quelle dellaccount associato in quel momento. Se invece avrete lo stesso account collegato a più dispositivi in funzione, le impostazioni saranno sincronizzate istantaneamente.Oltre a questa novità, Chrome 16 integra quindici fix di sicurezza. Sette sono stati classificati di livello medio, sei di livello alto e due di livello basso. In questa tornata Google ha versato un totale di 6 mila dollari ai ricercatori che l&#8217;hanno aiutata a trovare e risolvere le vulnerabilità. Potete scaricare Chrome 16 da qui, oppure procedere con laggiornamento automatico.</p>
<p>via<a href="http://www.tomshw.it/cont/news/chrome-16-supporta-il-multi-utente-basta-liti-coniugali/34968/1.html">Chrome 16 supporta il multi-utente, basta liti coniugali &#8211; Toms Hardware</a>.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=b55131ad-741e-4730-a11f-1c2b0662b123" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div>
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		<title>Basta un SSD per migliorare le prestazioni di un vecchio PC?</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 08:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono situazioni dove l&#8217;archiviazione non è il collo di bottiglia. Per queste applicazioni spendere molti soldi per un SSD non ha senso. È solitamente il caso di netbook e nettop, che hanno una potenza così ridotta che la tecnologia &#8230; <a href="http://www.cloudplus.it/2011/12/02/basta-un-ssd-per-migliorare-le-prestazioni-di-un-vecchio-pc/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://commons.wikipedia.org/wiki/File:Disassembled_HDD_and_SSD.JPG" target="_blank"><br />
<img class="zemanta-img-inserted zemanta-img-configured" title="English: msystems" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/39/Disassembled_HDD_and_SSD.JPG/300px-Disassembled_HDD_and_SSD.JPG" alt="English: msystems" width="300" height="109" /></a><p class="wp-caption-text">Image via Wikipedia</p></div>
<p>Ci sono situazioni dove l&#8217;archiviazione non è il collo di bottiglia. Per queste applicazioni spendere molti soldi per un <a class="zem_slink" title="Solid-state drive" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Solid-state_drive" rel="wikipedia" target="_blank">SSD</a> non ha senso. È solitamente il caso di netbook e nettop, che hanno una potenza così ridotta che la tecnologia <a class="zem_slink" title="Flash memory" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Flash_memory" rel="wikipedia" target="_blank">NAND Flash</a> si rivelerebbe utile solo per migliorarne la resistenza agli urti o i consumi. Gli SSD non aiutano quando ci sono carichi di lavoro che insistono specificatamente su <a class="zem_slink" title="Central processing unit" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Central_processing_unit" rel="wikipedia" target="_blank">CPU</a> e grafica; quando uno dei due sottosistemi fa da collo di bottiglia, un incremento del throughput dell&#8217;archiviazione non aiuta a spingere più dati.</p>
<p><span id="more-136"></span>Tuttavia i nostri risultati dimostrano che ha senso installare un SSD persino su sistemi datati. Velocizza l&#8217;avvio, accelera i tempi di caricamento delle applicazioni e offre maggiore reattività. In alcuni casi ha più senso aggiornare processore o scheda video, ma in molti casi un SSD fa più differenza di qualsiasi altro componente.</p>
<p>Gli SSD non sono solitamente presi in considerazione per aggiornare vecchi sistemi. Processori, schede video e memoria sono sicuramente le scelte più comuni. Tuttavia se spendete la maggior parte del vostro tempo con le applicazioni di produttività, navigando in Internet o guardando video/ascoltare musica una vecchia configurazione <a class="zem_slink" title="Intel Core 2" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Intel_Core_2" rel="wikipedia" target="_blank">Core 2</a> è ancora rispettabile. Inoltre qualsiasi cosa acquistiate vi richiede una sostituzione aggiuntiva. Una nuova CPU rimanda a una nuova scheda madre (e probabilmente anche memoria). Una scheda video di fascia alta impone l&#8217;aggiornamento dell&#8217;alimentatore. Se la vostra piattaforma ha un controller <a class="zem_slink" title="Serial ATA" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Serial_ATA" rel="wikipedia" target="_blank">SATA</a> con supporto <a class="zem_slink" title="Advanced Host Controller Interface" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Advanced_Host_Controller_Interface" rel="wikipedia" target="_blank">AHCI</a> aggiungere un SSD sarà invece un&#8217;operazione indolore.</p>
<p>In un sistema dotato di almeno un processore Athlon 64 X2 o Core, e almeno un paio di gigabyte di memoria, un SSD può diventare l&#8217;aggiornamento più significativo. Se siete giocatori, una scheda video nuova è quasi sempre da preferire. Per tutti gli altri un SSD offrirà migliori prestazioni rispetto a un aggiornamento della <a class="zem_slink" title="Random-access memory" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Random-access_memory" rel="wikipedia" target="_blank">RAM</a> e potrebbe anche fare molto meglio rispetto a un nuovo processore. Non c&#8217;è nemmeno bisogno di fare grandi scelte per un SSD. Aggiungendo semplicemente un disco da 64 o 128 GB per il vostro sistema operativo e le applicazioni che secondo voi necessitano di maggiori prestazioni, basterà per fare la differenza. Investendo dai 120 ai 250 euro potrete assicurarvi un prodotto che vi cambierà l&#8217;esperienza con il vostro computer.</p>
<p>Fatte queste considerazioni, nessuno dei sistemi che abbiamo realizzato è una configurazione estrema. Le conclusioni che abbiamo stilato sono indirizzate alla fascia media degli utenti PC. Se le prestazioni d&#8217;insieme sono le vostre ragioni di vita, dobbiamo consigliarvi di abbandonare la tecnologia degli anni passati, e realizzare una configurazione completa e bilanciata partendo da zero.</p>
<p>via<a href="http://www.tomshw.it/cont/articolo/migliorare-un-pc-obsoleto-con-un-ssd-conclusioni/33267/10.html">Basta un SSD per migliorare le prestazioni di un vecchio PC? &#8211; Pagina 10 &#8211; Tom&#8217;s Hardware</a>.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=cb95f730-996a-4149-a537-d468b9c521fa" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div>
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		<title>Facebook, FTC e l&#8217;armistizio sulla privacy</title>
		<link>http://www.cloudplus.it/2011/12/01/facebook-ftc-e-larmistizio-sulla-privacy/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 07:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ufficializzato l&#8217;accordo tra Facebook e la commissione a stelle e strisce. Il sito in blu dovrà sempre richiedere il consenso degli utenti prima di qualsiasi modifica alle impostazioni sulla condivisione dei dati personali Roma &#8211; Alle prime indiscrezioni ha ora &#8230; <a href="http://www.cloudplus.it/2011/12/01/facebook-ftc-e-larmistizio-sulla-privacy/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 255px"><a href="http://www.crunchbase.com/company/facebook" target="_blank"><img class="zemanta-img-inserted zemanta-img-configured" title="Image representing Facebook as depicted in Cru..." src="http://www.crunchbase.com/assets/images/resized/0000/4561/4561v1-max-450x450.png" alt="Image representing Facebook as depicted in Cru..." width="245" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Image via CrunchBase</p></div>
<p>Ufficializzato l&#8217;accordo tra Facebook e la commissione a stelle e strisce. Il sito in blu dovrà sempre richiedere il consenso degli utenti prima di qualsiasi modifica alle impostazioni sulla condivisione dei dati personali</p>
<p>Roma &#8211; Alle prime indiscrezioni ha ora fatto seguito un comunicato ufficiale diramato dalla <a class="zem_slink" title="Federal Trade Commission" href="http://www.ftc.gov" rel="homepage" target="_blank">Federal Trade Commission (FTC)</a> statunitense. È stato raggiunto il tanto atteso accordo con il <a class="zem_slink" title="Social network" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Social_network" rel="wikipedia" target="_blank">social network</a> Facebook, che ora dovrà richiedere sempre il consenso dei suoi utenti prima di implementare qualsiasi modifica alle impostazioni in materia di <a class="zem_slink" title="Privacy" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Privacy" rel="wikipedia" target="_blank">privacy</a>.</p>
<p>In sostanza, il sito in blu dovrà sempre adottare meccanismi di opt-in, lasciando ai suoi iscritti la facoltà di decidere se attivare o meno una determinata impostazione su condivisione e trattamento dei dati personali. Già a partire dal 2009 Facebook aveva invece implementato di default i vari cambiamenti, costringendo gli utenti a disattivarli manualmente.</p>
<p><span id="more-113"></span>La gigantesca piattaforma dovrà ora sottoporsi ad una serie di audizioni sulla privacy, promosse da soggetti indipendenti con una cadenza regolare fino al 2032. A denunciare il sito a FTC erano state associazioni come American Civil Liberties Union (ACLU): il social network era stato accusato di aver sfruttato le modifiche annunciate per rastrellare una mole sempre maggiore di dati personali.</p>
<p>Gli stessi attivisti per la privacy hanno ora accolto con generale soddisfazione il settlement tra Facebook e la commissione a stelle e strisce. I vertici dell&#8217;Electronic Privacy Information Center (EPIC) hanno tuttavia sottolineato come FTC non sia riuscita ad imporre al sito il ripristino delle originarie impostazioni in materia di condivisione dei dati personali.</p>
<p>&#8220;Sono il primo ad ammettere che abbiamo fatto parecchi errori &#8211; ha spiegato il CEO Mark Zuckerberg in un recente post sul blog ufficiale di Facebook &#8211; Ma possiamo fare sempre meglio. Rimango impegnato affinché Facebook diventi protagonista nella trasparenza e nel controllo della privacy dei suoi utenti&#8221;. Zuckerberg ha dunque citato il caso Beacon come uno degli sbagli che avrebbero offuscato quanto di buono fatto negli anni.</p>
<p>via<a href="http://punto-informatico.it/3351427/PI/News/facebook-ftc-armistizio-sulla-privacy.aspx">PI: Facebook, FTC e l&#8217;armistizio sulla privacy</a>.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=138f483a-64d3-42d1-a55b-5243d34b1074" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div>
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		</item>
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		<title>La Sanità italiana risponde a Report sulle onde dei cellulari</title>
		<link>http://www.cloudplus.it/2011/11/29/la-sanita-italiana-risponde-a-report-sulle-onde-dei-cellulari/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 07:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Istituto Superiore di Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[Wi-Fi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Consiglio Superiore di Sanità risponde a Report. Una presa di posizione indiretta, che arriva a stretto giro dall&#8217;inchiesta svolta dal team di Milena Gabanelli. Un comunicato stampa di due paragrafi, in cui non si cita mai il programma, ma &#8230; <a href="http://www.cloudplus.it/2011/11/29/la-sanita-italiana-risponde-a-report-sulle-onde-dei-cellulari/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 85px"><a href="http://commons.wikipedia.org/wiki/File:Metro_Wireless_Node.jpg" target="_blank"><img class="zemanta-img-inserted zemanta-img-configured" title="English: A photograph of a metro Wi-Fi antenna..." src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d4/Metro_Wireless_Node.jpg/300px-Metro_Wireless_Node.jpg" alt="English: A photograph of a metro Wi-Fi antenna..." width="75" height="56" /></a><p class="wp-caption-text">Image via Wikipedia</p></div>
<p>Il Consiglio Superiore di Sanità risponde a Report. Una presa di posizione indiretta, che arriva a stretto giro dall&#8217;inchiesta svolta dal team di Milena Gabanelli. Un comunicato stampa di due paragrafi, in cui non si cita mai il programma, ma si parla del tema della puntata: la pericolosità delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari. Il CSS è un organo consultivo tecnico-scientifico del Ministro delle Salute, il professor Renato Balduzzi, incaricato da neo-governo presieduto da <a class="zem_slink" title="Mario Monti" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mario_Monti" rel="wikipedia" target="_blank">Mario Monti</a>.</p>
<p>&#8220;Il Consiglio Superiore di Sanità ha affrontato la questione dei rischi potenziali di uno smodato uso di telefoni cellulari nella seduta del 15 novembre. In linea con gli studi dell&#8217;Agenzia Internazionale della ricerca sul cancro (IARC) e in accordo con l&#8217;<a class="zem_slink" title="Istituto Superiore di Sanità" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Istituto_Superiore_di_Sanit%C3%A0" rel="wikipedia" target="_blank">Istituto Superiore di Sanità</a>, il Consiglio superiore rileva che non è stato finora dimostrato alcun rapporto di causalità tra l&#8217;esposizione a radio frequenze e le patologie tumorali&#8221;.</p>
<p><span id="more-108"></span>Milena Gabanelli, nella puntata di domenica sera con il polso rotto, investita da un pirata della strada</p>
<p>&#8220;Tuttavia le conoscenze scientifiche oggi non consentono di escludere l&#8217;esistenza di causalità quando si fa un uso molto intenso del telefono cellulare. Va quindi applicato, soprattutto per quanto riguarda i bambini, il principio di precauzione, che significa anche l&#8217;educazione a un utilizzo non indiscriminato, ma appropriato, quindi limitato alle situazioni di vera necessità, del telefono cellulare. Il Ministero della Salute avvierà una campagna di informazione sulla base delle ultime relazioni degli organismi tecnico-scientifici per sensibilizzare proprio a tale uso appropriato&#8221;.</p>
<p>Per cui la questione rimane aperta, con la pericolosità dei telefonini classificata a livello 2B dall&#8217;OMS, la stessa del caffè. La posizione è più ambigua che mai. Non è stata dimostrata casualità, ma non si può escludere. E cosa vuol dire uso molto intenso? 20 minuti? Un&#8217;ora, tre ore?</p>
<p>Nel frattempo, meglio educare i bambini a un uso moderato del telefonino. E dove non arrivate voi, arriviamo noi con una serie di pubblicità informative. E per dire cosa? Abusare di qualsiasi cosa è sbagliato, ma non abbiamo visto campagne contro il gelato, che se ingerito in grandi quantità facilita l&#8217;obesità infantile.</p>
<p>Alf era previdente, usava la cornetta</p>
<p>Insomma, un comunicato che probabilmente non fa altro che alimentare il dibattito su come in oltre 20 anni di presenza sul mercato non si sia arrivati a una posizione chiara sulla presunta pericolosità dei telefonini. Un complottista potrebbe chiedersi perché muoversi in questo modo, per dire cose già note, e in sostanza tutto e niente. Quasi si avesse paura di quanto mostrato da Report (ma senza andare allo scontro).</p>
<p>Di certo l&#8217;intento era un altro, cioè evitare l&#8217;effetto psicosi di cui abbiamo parlato ieri, e chiarire come stanno le cose ufficialmente. Chi aveva dubbi continuerà ad averli, come sull&#8217;effetto di altre onde, dal <a class="zem_slink" title="Wi-Fi" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wi-Fi" rel="wikipedia" target="_blank">Wi-Fi</a> a quelle emesse dagli apparecchi di elettronica di consumo. Chi invece sa che non può fare a meno del cellulare, magari lo userà con maggiore diffidenza e qualche precauzione in più (auricolare).</p>
<p>via<a href="http://www.tomshw.it/cont/news/la-sanita-italiana-risponde-a-report-sulle-onde-dei-cellulari/34743/1.html">La Sanità italiana risponde a Report sulle onde dei cellulari &#8211; Tom&#8217;s Hardware</a>.</p>
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